Anche se la tridimensionalità si è ormai imposta da anni come principale standard grafico nell’universo videoludico, i platform a scorrimento orizzontale sembrano vivere una seconda giovinezza grazie al digital delivery e gli store online.
Anche
se la tridimensionalità si è ormai imposta da anni come principale standard
grafico nell’universo videoludico, i platform a scorrimento orizzontale
sembrano vivere una seconda giovinezza grazie al digital delivery e gli store
online.
Un game
designer come Éric Chahi, noto per classici come Another World o Heart of
Darkness, oggi diffonderebbe probabilmente le proprie creazioni via XBLA, PSN o
Wii Ware.
Eppure,
questi impensabili novelli Davide videoludici, meriterebbero di vincere la loro
lotta contro i Golia dell’industria ad alto budget per più di un motivo.
Decisamente
più ispirati, coraggiosi e con un’anima digitale splendente in bella mostra,
rappresentano la naturale contrapposizione a quel 3D – inteso ormai anche in
termini di stereoscopia – troppo spesso corrotto dalle logiche del realismo a
tutti i costi.
E se
quanto detto non vi sembra corrispondente al vero, vi basti ammirare la plumbea
consistenza di Limbo, il tepore crepuscolare emanato da Lost in Shadow,
l’inverno vellutato di Lost Winds o la lussureggiante primavera fantasy di
Trine 2. E sono semplicemente alcuni tra i più pregiati esponenti di questo
universo traboccante di promesse e popolato di impensabili sorprese.
Idee,
ispirazioni, intuizioni artistiche ed innovazioni si fondono, compresse negli
spazi angusti di una bidimensionalità che restituisce opulenza visiva e
soddisfazione ludica, nonché un’originalità che dovrebbe essere d’esempio per
chi magari decide di optare, nonostante la carenza di risorse o di perizia
tecnica, per un 3D di second’ordine inevitabilmente troppo vacuo e dispersivo.
Se poi
inoltre, tutti sapevamo che l’incursione nella terza dimensione avrebbe
inevitabilmente inaugurato la stagione del realismo, e pur non disdegnando gli
esiti di quella che è, in effetti, la ricerca di una sempre maggior accuratezza
nella riproduzione virtuale del mondo che ci circonda, non posso non
preoccuparmi all’idea che intenzioni del genere possano diventare preponderanti
se non esclusive.
C’è
proprio bisogno di assistere continuamente alle stesse guerre, vivere i
medesimi conflitti, impersonare i soliti personaggi, che rispecchiano sempre –
per quanto si tenti di collocarli ad anni luce di distanza oppure in epoche
cronologicamente lontane – i medesimi aspetti fin troppo conosciuti ed
esplorati della nostra esistenza?
Tante
volte serve decisamente altro. L’impossibile, l’onirico, il surreale,
l’illogico. Servono dimensioni realmente alternative che per un secondo
esorcizzino i nostri egocentrismi e ci aprano a forza gli occhi sul resto delle
infinite possibilità ancora inesplorate dell’estro umano. Anche per poco,
qualche ora o minuto, salvo poi ritornare all’ennesimo shooter.